Record di Borsa, pianeta morente: perché l’economia che “funziona” ci uccide

Come può un sistema riuscire economicamente e distruggere le fondamenta che rendono possibile il suo stesso successo?

È possibile che l’economia “funzioni” mentre il mondo che la sostiene si degrada? La risposta, purtroppo, è sì. I mercati possono salire, gli utili crescere, i patrimoni finanziari accumularsi e il PIL restare positivo mentre suoli, oceani, clima, salute mentale e coesione sociale si deteriorano.

Questa contraddizione è il cuore del nostro tempo: gli strumenti che misurano il successo economico sono spesso incapaci di vedere le condizioni reali della vita.

Il successo dei segnali astratti

La Borsa misura attese di profitto, liquidità, tassi, rendimenti, riacquisti di azioni, posizioni competitive e fiducia degli investitori. Non misura la qualità dei suoli, la stabilità climatica, l’esaurimento delle falde, la sofferenza dei lavoratori o la fragilità dei territori.

Quando questi costi non entrano nei prezzi, possono accumularsi fuori dai bilanci. Il sistema appare efficiente perché espelle ciò che non sa contare.

Il mito del disaccoppiamento assoluto

La teoria rassicurante afferma che la crescita economica potrebbe disaccoppiarsi completamente dall’uso di materiali e dall’impatto ecologico. Una parte di questo disaccoppiamento esiste in certi paesi e in certi settori. Ma il problema è la scala, la velocità e la totalità.

Per rispettare i limiti planetari, non basta produrre un po’ più efficacemente. Bisogna ridurre drasticamente alcuni flussi materiali ed energetici. Finora l’economia globale non mostra un disaccoppiamento assoluto, rapido e sufficiente.

La delocalizzazione dei costi

Molte economie ricche sembrano più pulite perché hanno spostato parte della produzione altrove. Importano beni, energia incorporata, lavoro invisibile e distruzione ecologica situata in altri territori. I consumi restano, ma le cicatrici sono contabilizzate fuori campo.

Il centro appare decarbonizzato perché la periferia assorbe una parte dei costi.

La finanziarizzazione come anestesia

La finanza amplifica questa cecità. Più gli indicatori finanziari diventano centrali, più la realtà viene valutata attraverso la capacità di generare flussi monetari. Un territorio non vale per la sua fertilità, ma per il reddito che può produrre. Una impresa non vale per la sua utilità sociale, ma per i margini futuri che promette.

Quando la rappresentazione finanziaria diventa dominante, la distruzione del vivente può apparire come creazione di valore.

Perché l’economia che funziona ci uccide

Il sistema non fallisce perché è inefficiente. Fallisce perché la sua efficienza è orientata verso un obiettivo sbagliato: massimizzare i flussi monetari appropriabili in un mondo che richiede limiti, manutenzione, cura, rallentamento e rigenerazione.

Questa è la ragione per cui una semplice moralizzazione dei comportamenti non basta. Serve modificare l’architettura che definisce ciò che viene premiato, finanziato e reso desiderabile.

La risposta di NEMO IMS

NEMO IMS parte da questa diagnosi: finché la moneta resta indifferente alla qualità ecologica e sociale dei flussi, continuerà ad alimentare la contraddizione. L’obiettivo è introdurre nella circolazione monetaria un segnale sistemico: sostenere ciò che rigenera, rendere più costoso ciò che distrugge e ridurre la dipendenza generale dalla crescita cieca.

Jean-Christophe Duval