Robert Solow, o gli abiti economici convenzionali delle teorie della transizione

Una lettura critica dell’eredità neoclassica che continua a influenzare molti racconti contemporanei della transizione.

Robert Solow occupa un posto centrale nell’economia del XX secolo. Il suo modello di crescita ha organizzato il modo in cui generazioni di economisti hanno pensato capitale, lavoro, produttività e progresso tecnico.

Ma questa eredità continua anche a vestire di rispettabilità teorica molte narrazioni contemporanee della transizione.

Il cuore del modello

Nel modello neoclassico, la crescita deriva dall’accumulazione di capitale, dall’aumento del lavoro e soprattutto dal progresso tecnico. Quando i rendimenti del capitale diminuiscono, la tecnologia permette di riaprire lo spazio della crescita.

Questa rappresentazione ha un vantaggio: è elegante, formalizzabile, rassicurante. Ma ha anche un limite: tende a trattare la natura come un fattore esterno o sostituibile, non come la condizione biofisica fondamentale dell’economia.

La sostituibilità come fede

Molte teorie della transizione ereditano implicitamente questa visione. Se una risorsa diventa rara, il capitale o la tecnologia dovrebbero sostituirla. Se un vincolo ecologico appare, l’innovazione dovrebbe spostarlo. Se un impatto aumenta, l’efficienza dovrebbe ridurlo.

Il problema è che non tutto è sostituibile. Un clima stabile, un suolo vivo, un ciclo dell’acqua funzionante, una biodiversità ricca o una comunità sociale coesa non sono semplici input intercambiabili.

L’ottimismo tecnologico

Il progresso tecnico è reale e necessario. Ma diventa ideologia quando viene trasformato in garanzia universale contro i limiti. L’efficienza può ridurre alcuni impatti; può anche abbassare i costi e aumentare i volumi, producendo effetti rebound.

La questione non è scegliere tra tecnologia e sobrietà. È rifiutare che la tecnologia serva da alibi per non affrontare la struttura dei bisogni, dei flussi e della crescita.

La transizione nei vestiti dell’economia convenzionale

Molti discorsi sulla transizione promettono di cambiare energia senza cambiare metabolismo, di cambiare tecnologie senza cambiare finalità, di cambiare etichette senza cambiare le regole monetarie e finanziarie.

È qui che l’eredità di Solow diventa problematica: permette di immaginare una crescita pulita, sostitutiva e indefinita, senza interrogare abbastanza la materialità del mondo.

Un’altra economia della transizione

Una teoria seria della transizione deve integrare la non sostituibilità di certi sistemi viventi, la finitezza dei flussi materiali, la lentezza della rigenerazione e la necessità di ridurre selettivamente alcune attività.

Deve anche interrogare la moneta: quali attività vengono finanziate? Quali rendimenti sono richiesti? Quali costi vengono ignorati? Quale forma di ricchezza vogliamo proteggere?

La transizione non può indossare soltanto gli abiti dell’economia convenzionale. Deve cambiare corpo: finalità, misura, moneta e rapporto con il vivente.

Jean Latreille