Superato un settimo limite planetario: l’acidificazione degli oceani

L’acidificazione degli oceani ricorda che la crisi ecologica non è una somma di problemi separati, ma una destabilizzazione sistemica del vivente.

Il superamento di un nuovo limite planetario non è una notizia tra le altre. È un segnale di soglia. Significa che il sistema Terra entra in una zona in cui le condizioni di stabilità che hanno reso possibile le società umane diventano più fragili.

L’acidificazione degli oceani è particolarmente inquietante perché riguarda una delle grandi regolazioni biochimiche del pianeta.

Che cos’è l’acidificazione?

Gli oceani assorbono una parte significativa della CO₂ emessa dalle attività umane. Questo assorbimento modifica la chimica dell’acqua, riduce il pH e rende più difficile la formazione di carbonati necessari a molti organismi marini.

Coralli, molluschi, plancton e catene alimentari possono essere colpiti. Non si tratta soltanto di una questione marina: gli oceani regolano il clima, il ciclo del carbonio, la biodiversità e una parte essenziale dell’alimentazione mondiale.

Un limite tra altri limiti

La nozione di limite planetario aiuta a comprendere che la crisi ecologica non è composta da problemi isolati. Clima, biodiversità, acqua dolce, cicli dell’azoto e del fosforo, uso dei suoli, inquinamento chimico e acidificazione sono interconnessi.

Quando più limiti vengono superati, le retroazioni diventano più difficili da prevedere e da governare.

Il metabolismo economico

Dietro l’acidificazione si trova la stessa causa profonda: un metabolismo economico che estrae, brucia, trasporta, consuma e scarta più velocemente di quanto i sistemi viventi possano assorbire.

Parlare soltanto di comportamenti individuali è insufficiente. La questione riguarda infrastrutture, energia, commercio mondiale, agricoltura, industria, finanza e moneta.

Dal limite alla robustezza

Riconoscere un limite non significa scegliere l’immobilità. Significa distinguere ciò che deve diminuire da ciò che deve crescere: meno estrazione, meno combustibili fossili, meno distruzione; più riparazione, più cura, più resilienza territoriale, più beni comuni.

Una economia della robustezza deve essere capace di organizzare questa biforcazione. Non basta produrre “verde” dentro un sistema che continua ad aumentare i flussi totali.

Il ruolo della moneta

La moneta orienta ciò che una società rende possibile. Se finanzia soprattutto rendimento rapido, estrazione e volume, contribuirà al superamento dei limiti. Se finanzia rigenerazione, manutenzione e riduzione selettiva delle attività distruttive, può diventare uno strumento di stabilizzazione.

È precisamente una delle sfide di NEMO IMS: collegare l’architettura monetaria ai limiti reali del vivente.

Jean-Christophe Duval